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I PROGETTI:
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M.lle Camille
Ropeland



RAABEART- MANIFESTO


RaabeArt nasce come laboratorio interdisciplinare e nomade che propone percorsi multiprospettici. Fa ricorso sia a forme prototipali e semilavorati che a rappresentazioni statisitiche e grafiche confluenti in eventi performativi arricchiti da documentazione, filmati e quant’ altro necessario per una più completa percezione e comprensione di quanto esposto.

RaabeArt presuppone il confronto tra arti performative e figurative, l’urbanistica e all’architettura: queste ultime in tutte le loro specificità, quali strumenti di studio delle forme di convivenza degli individui e dello studio del paesaggio umano.
RaabeArt ritiene ugualmente indispensabile il confronto in progress con la sociologia in quanto titolare di strumenti di riflessione, d’indagine e di valutazione dei fenomeni di creazione e di fruizione dell’arte.
Raabeart mira così a superare punti di vista specialistici e, in quanto tali, limitati e limitanti.

RaabeArt conduce una ricerca verso la conoscenza attraverso l’esperienza diretta, senza etichettare a priori, omologare o tracciare i confini dell’oggetto del conoscere, privilegiando invece la trasparenza dei processi.

METODO

RaabeArt fonda il processo progettuale su una metodologia collaborativa che abbraccia i campi scientifici della produzione creativa esplorando le possibilità spaziali del flusso e della trasformazione.

RaabeArt mappa* per conoscere, sottrae alla ricerca dei fulcri generativi, interagisce col contesto in cui opera e rompe la sovradeterminazione dei manufatti, derivata dalla presunzione della conoscenza esatta di azioni e comportamenti degli utenti negli spazi.

RaabeArt rifiuta i modelli omologanti, predilige gli sconfinamenti e le contaminazioni di codici e linguaggi.

Utilizza la “scontentezza” come metodi che costringe alla considerazione di percorsi di ricerca sempre nuovi e di valutazione dei risultati. S’ispira alla sottrazione per la ricerca dell’essenziale.

In questo modo ogni progetto non sarà mai definitivamente concluso e si presterà sempre ad ulteriori operazioni di sintesi o implementazioni, derivanti dal rapporto tra attori del processo creativo, il pubblico e/o con ulteriori interlocutori.

Per RaabeArt non sussiste alcuna differenza sostanziale tra l’artista e l’artigiano ma è possibile raggruppare queste categorie in una sola comunità di artefici. La manualità e l’esperienza diretta si avvalgono prevalentemente dell’uso di materiali poveri e di recupero, utilizzando le nuove tecnologie come strumenti di analisi e di comunicazione. Alle radici dell’interazione tra artigiano e artista c’è il rapporto con la materia e con i procedimenti e gli strumenti (attrezzi) di creazione. La ricerca dei segni e dei linguaggi comuni è tra le finalità più importanti del progetto.

RaabeArt pone l’oggetto della progettazione al centro di un’operazione di comprensione, di abbraccio, di ascolto, nel tentativo di scoprirne le ragioni, le forze e le possibili letture e trasformazioni.

Ciò consente di decodificare in maniera più completa il messaggio che qualsiasi opera d’arte porta in sé. Questo approccio permette un maggiore avvicinamento nella fruizione stessa dell’arte, non più affidata a strumenti a volte solo soggettivi e ineffabili e, di conseguenza, desidera sollevare un maggiore entusiasmo e coinvolgimento nella fruizione oltre ad essere un invito alla partecipazione.

RaabeArt propone sperimentazioni relative a:

progettazione partecipata/interaction design
kid-centric design
processi bottom up
teoria dell’emergenza

* (mapping: analisi e raffigurazione grafica di elementi minimi individuabili a seguito di una metodica scomposizione in parti minime di cui è composta un oggetto sottoposto a tale procedimento)
 
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